Trading valute, ecco cosa fare con il dollaro statunitense

Nel corso degli ultimi anni la coppia valutaria EUR / USD ha permesso agli investitori di togliersi ben più di qualche marginale soddisfazione. Un rapporto – quello tra euro e dollaro statunitense – che si è contraddistinto per variabili rapporti di forza relativa, e che sembra ora essere in grado di aprire una nuova fase che, peraltro, potrebbe coincidere proprio con il mese di dicembre. Ma quale è l’outlook sulla valuta statunitense? Che cosa potrebbe accadere a questo cambio valutario?

Considerato che Borsarumors ci spiega la Borsa – e tanto altro – ne abbiamo parlato con la redazione cercando di fare il punto sull’evoluzione del dollaro USA.

Dollaro USA, molti fattori sostengono la valuta

Per il momento, e in vista del rialzo dei tassi Fed in occasione del FOMC di dicembre, il dollaro statunitense sembra essere ben supportato da altri fattori come quelli legati alla piena occupazione, alla crescita economica, alla tiepida inflazione, all’alimentarsi delle aspettative sulla futura strategia della Federal Reserve e alla riforma fiscale.

trading valuteComplessivamente il quadro sembra essere piuttosto buono, ma attenzione a non cedere alle facili illusioni. La valuta statunitense è infatti stata molto volatile nel corso delle ultime settimane, poiché se da un lato il quadro di fondo è incoraggiante e sta scontando quello che è probabilmente un certo rialzo Fed nella prossima riunione, è anche vero che dall’altra parte in un contesto economico favorevole “nuoce” un dato deludente da parte dell’inflazione.

Le preoccupazioni di diversi esponenti della Federal Reserve sul debole andamento dell’inflazione sta infatti ponendo ben più di qualche concreto dubbio sulle future strette sul costo del denaro, con paure che potrebbero frenare, almeno per il momento, la possibile futura risalita del dollaro.

Insomma, in questo specifico momento storico sembra essere l’inflazione, e non la crescita economica o l’andamento del mercato del lavoro, la reale variabile discriminante per l’azione di policy monetaria da parte della Federal Reserve, ribadendo così l’incertezza sulla dinamica dei prezzi e quindi sul sentiero di rialzi relativo al 2018.

Ne deduciamo che il rialzo tassi Fed di dicembre non sarà in discussione, ma la policy futura (2018 e oltre) vivrà dei momenti di maggiore incertezza, non destinati a chiarirsi nel brevissimo termine.

Peserà anche l’aspetto politico

Un altro fatto di tensione che potrebbe condizionare l’evoluzione del dollaro e frenare i movimenti di rialzo potrebbe inoltre essere l’iter della riforma fiscale promossa dal g, che con qualche ritardo sembrava proseguire senza particolari indugi. In realtà negli ultimi giorni sono comparsi nuovi inattesi rallentamenti, tanto da far slittare probabilmente la grossa parte dei passaggi parlamentari nel 2018, ammesso che non vi siano più ostacoli in Senato.

La riforma potrebbe fornire ulteriore respiro all’economia statunitense, favorendo il recupero di ciclo e di inflazione e sostenendo la Federal Reserve nella sua strategia di rialzo tassi con conseguente apprezzamento del dollaro. Si tratta altresì di una buona leva che Trump vorrà utilizzare nella campagna elettorale di mid-term, diminuendo le possibilità di un risultato gravemente negativo in tale evento.

Sul fronte europeo, la BCE ha aggiustato la propria policy monetaria allungando ad ottobre i termini del quantitative easing, e ampliando la finestra temporale delle condizioni di liquidità espansiva in Europa. Si tratta però di un atteggiamento che solo parzialmente è riuscito a impedire l’apprezzamento della divisa unica verso tutte le principali controparti, a cominciare proprio dal dollaro statunitense.

Per quanto concerne il 2018, riteniamo favorevole puntare sulla forza relativa dell’euro, che dovrebbe recuperare nuove posizioni nei confronti del dollaro statunitense, una volta esaurita la parentesi di rafforzamento sostenuta dalla decisione della Federal Reserve e dal buon esito del passaggio della riforma fiscale.

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